A muovermi è stata la curiosità. Caratteristica che non mi ha più abbandonato. Era il 1987 e stavo passeggiando per il centro di Bologna: uno dopo l’altro ho notato tre cartelli pubblicitari. Il primo diceva “Corso di computer Commodore 64”, il secondo diceva “Corso di ballo”. Immediatamente mi sono sentito un orso. Il terzo diceva “Corso di shiatsu” e subito la mente è tornata a una giornata particolare. Uno dei miei maestri giapponesi, in una gara di judo, dopo un lieve infortunio e prima del combattimento, aveva esercitato sul mio corpo alcune digitopressioni. Ed era stato sollievo. Ho iniziato il mio percorso nello shiatsu come studente nel 1987, il mondo giapponese non mi era così lontano. Sin da bambino avevo praticato Judo a livello sportivo ottenendo, senza modestia, dei buoni risultati. Ma la cosa che più mi aveva colpito erano alcuni aspetti che trovavo così diversi dalla realtà sportiva che si viveva qui da noi in Occidente.

Avevo, come si dice il piede in due scarpe, la voglia di prevalere fisicamente e dimostrare a tutti le mie capacità e allo stesso tempo il desiderio di mantenere un’educazione sportiva “diversa” che si concentrava sulla respirazione, nella conoscenza dell’avversario e soprattutto nel rispettarlo per sfruttare a mio favore la sua forza.

Spesso sentiamo dire che al giorno d’oggi manca il rispetto, in tutti gli aspetti della vita comune, dal lavoro alla politica. Ma cos’è il rispetto? Potremmo definirlo come un atteggiamento di stima verso ciò con cui ci si relaziona, un comportamento dettato dalla consapevolezza del valore dell’altro. Per essere rispettosi bisogna essere consapevoli, in altre parole conoscere se stessi. Se si riuscisse ad approcciarsi al prossimo in maniera equilibrata, senza deferenza o prevaricazione, ecco che il rapporto che potremmo instaurare non sarà quello dello scontro con un vincitore ed un vinto, ma quello del percorso comune da poter vivere assieme.

A mio avviso ecco uno degli aspetti più importanti di qualunque attività sportiva: l’educazione al rispetto e alla lealtà verso i compagni e gli avversari, che mai bisognerebbe considerare come dei possibili rivali o nemici. Il dare valore a compagni ed avversari permette di cambiare i concetti di vittoria e di sconfitta: entrambe saranno sempre considerate onorevoli.

L’onore è un tipico concetto delle discipline che vengono dalla tradizione orientale. Nell’antica Cina o Giappone gli uomini erano abituati a confrontarsi con la natura o con i propri simili attraverso la forza. Rispettare l’una o gli altri dava grande dignità sia alla vittoria che alla sconfitta.

Oggi non sappiamo più perdere, ma nemmeno vincere. Sono convinto che una corretta educazione possa essere il primo passo per ritrovare il nostro equilibrio. E lo stare bene con se stessi è il primo passo per una soddisfacente relazione con gli altri.

In quel piccolo corso durato tre mesi avevo trovato quello che mi interessava, potevo lavorare ancora su me stesso e su gli altri in un rispettoso combattimento senza vinti ne vincitori.

I primi anni, entusiasmanti, mi facevano credere che la conoscenza energetica del corpo poteva non avere limiti se non quelli della corretta comprensione del metodo. Ripetendo il Kata (forma maniacale ed ossessiva di ripetizioni) ritrovavo il mio Judo e domandandomi se fare una ripetizione in meno avrebbe inficiato il mio trattamento, continuavo a conoscere sensazioni diverse e mi rendevo conto che la cultura orientale era una meravigliosa ed affascinante favola.

Il rischio però c’era e piano piano è affiorato, lo strumento mi permetteva di accedere ai disequilibri del mio ricevente e mi dava un forte senso di potere. Invece di creare finestre di conoscenza, dubbi e ricerca di risposte adeguate, la pratica rischiava di diventare solo un rafforzamento dell’ego, che invece di liberare prospettive, mi incatenava. Era diventato il mio mestiere, quello che mi dava da vivere, la necessità di trovare una soluzione a tutto per avere più clienti; un accanimento alla ricerca del problema e della soluzione, non esisteva più il cliente ma la patologia. Forse mi aspettavo che qualcuno mi insegnasse a premere una serie di punti ancestrali che secondo le più classiche dinamiche di causa effetto curassero varie categorie di problematiche. Un’idea un po’ alla Ken Shiro, tocco un punto e si scatena un putiferio.

Ma per fortuna non ho continuato così, memore del mio judo e del rispetto a me tanto caro, ho ripreso le ginnastiche orientali, la meditazione. Non mi convinceva, ad essere sincero, questa scorciatoia per il benessere. Ero caduto nei tranelli di una visione eccessivamente “generale” e superficiale. Ma per fortuna me ne ero accorto. Ed è ricominciato il cammino dal generale al particolare.

Continuavo la mia ricerca, cercando di spogliarmi di questa corazza e tra le tante tecniche ho conosciuto la tecnica cranio sacrale, all’apparenza un ascolto superficiale, uno sfioramento statico la cui prima regola è lasciare spazio alle risorse del ricevente. Diversità in prima battuta notevole, in realtà caratteristica sinergica che può integrarsi perfettamente allo shiatsu, andando ad interagire per dare sollecitazioni complementari, ma soprattutto avevo ritrovato il mio rispetto.

Il punto centrale e comune a tutte le discipline è l’attenzione totale e l’empatia da trovare con il proprio ricevente, cercare con rispetto di dare il massimo lì, in quel momento non con la forza ma con la comunicazione.

In questi quasi trent’anni sono cambiato tante volte e continuo a cambiare. Ogni tassello che si sposta è il frutto delle mie esperienze, non solo nella veste di operatore, ma anche nella veste di insegnante. Ogni incontro con i miei clienti, con i miei allievi, ogni contatto con l’energia è un insegnamento e riesce a spostarmi continuamente dal particolare al generale, senza dimenticare di tornare dal generale al particolare. Il mio pensiero ora segue il Taoismo e credo che il corpo umano rappresenti la migliore sintesi della produzione delle energie e della vitalità cosmica. In questa visione tutta la nostra struttura non è costruita a caso, ma segue – per aspetto funzionale, emozionale ed energetico – le regole principali del Qi. In quest’ottica energetica è fondamentale l’influenza che gli “stimoli – emozioni” hanno sul funzionamento del nostro sistema immunitario e sul nostro stato di salute/malattia/vitalità. Proprio il dentro e il fuori si incontrano in un punto preciso di cui la pelle è il collante. Proprio la pelle è il veicolo del dialogo e non rappresenta un confine, come spesso si ritiene, ma una frontiera dove gli elementi si incontrano e dove è possibile operare per il cambiamento.

Continuo il mio percorso nello shiatsu e nelle discipline orientali come ricercatore animato dalla vibrazione energetica, oggi 2022.


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